Noto anche come: CPK MB
Nome: Creatinachinasi–MB
Esami associati: Biomarcatori cardiaci, CK, Mioglobina, Troponina

in sintesiL’analisiInfo esameDomande frequenti

Perché viene eseguito il test?
Per diagnosticare un infarto miocardico acuto, insieme ad altri marcatori cardiaci ed anche per monitorare l’efficacia di una terapia trombolitica.
Quando viene eseguito il test?
In presenza di segni e sintomi di infarto miocardio acuto.
Quali campioni vengono richiesti?
Un prelievo venoso

Cosa si analizza?
La CK-MB è una delle tre isoforme dell’enzima CK (creatinachinasi) ed è espressa principalmente nel muscolo cardiaco, pertanto il suo aumento nel sangue può indicare una necrosi dei miociti cardiaci

Come viene utilizzato?
Quando viene prescritto?
Qual è il significato del risultato dell’esame?
Cos’altro si deve conoscere?

Come viene utilizzato?
La CK-MB, insieme alla CK totale, viene dosata in presenza di segni e sintomi di infarto miocardio acuto (IMA). La CK-MB si rileva in circolo entro 6 ore dalla necrosi miocardica. I livelli ematici persistono elevati per 36-48 ore. Generalmente si esegue un dosaggio all’ingresso e a 6-8 ore per confermare o escludere la diagnosi. Poiché la CK può derivare sia da cellule muscolari cardiache che scheletriche, per distinguere l’origine di un eventuale incremento di CK totale è necessario eseguire specificatamente il dosaggio dell’isoforma MB. La ricanalizzazione di una occlusione coronarica (spontanea o farmacologica) determina un picco di concentrazione della CK-MB e di altri marcatori cardiaci sierici.

Quando viene prescritto?
La CK-MB, insieme alla CK totale, viene dosata in caso di sospetto infarto miocardico acuto; l’esame può essere prescritto anche dopo aver riscontrato elevati valori di CK totale per distinguere l’origine cardiaca o muscolare scheletrica di tale incremento.

Qual è il significato del risultato dell’esame?
Un aumento di CK-MB o un rapporto CK-MB/CK totale >2,5 sono indicativi di danno cardiaco. Un aumento di CK totale con un rapporto < 2,5 orienta invece verso un danno a carico della muscolatura scheletrica.

Cos’altro si deve conoscere?
Raramente un danno alle cellule muscolari scheletriche può comportare un aumento significativo della CK-MB. Per la diagnosi differenziale viene impiegato il dosaggio delle troponine, altamente specifiche per l’infarto miocardico acuto.

Altre potenziali sorgenti di CK elevata da tenere in considerazione per una corretta diagnosi differenziale sono: malattie muscolari come la distrofia muscolare; miopatie; ipotiroidismo; interventi chirugici; immobilizzazione prolungata


1. Cosa si intende per attacco cardiaco?

2. Il dolore toracico è indicativo di infarto miocardico acuto?
3. Quali altri esami vengono eseguiti in caso di sospetto infarto miocardico acuto?
4. Cosa fare se si sospetta un attacco cardiaco?

1. Cosa si intende per attacco cardiaco?
Per “attacco cardiaco” si intende un infarto miocardico acuto (IMA), dato dall’interruzione di un vaso del circolo coronarico con conseguente necrosi dei miociti non più irrorati. Tale interruzione può essere causata da un trombo in un vaso già parzialmente occluso da una placca aterosclerotica. In rari casi l’IMA può essere secondario ad embolia di origine endocarditica (es. endocarditi infettive), anomalie congenite, spasmo coronarico.

Il primo sintomo di un IMA è in genere il dolore viscerale profondo retrosternale, descritto come costrittivo od oppressivo, spesso irradiato al dorso, alla mandibola o al braccio sinistro. In una percentuale variabile di casi il dolore può essere molto lieve. Il paziente si presenta inquieto, ansioso con cute pallida, fredda e sudata. È possibile anche l’instaurarsi di una improvvisa perdita di coscienza o di uno stato di profonda astenia.

2. Il dolore toracico è indicativo di infarto miocardico acuto?
Il dolore toracico non è un sintomo specifico di infarto miocardico acuto, pertanto non è possibile affermare che si ha un infarto in corso semplicemente da tale osservazione. Le cause del dolore toracico sono molteplici: possono essere di origine polmonare (pneumotorace; pleurite); di origine vascolare (embolia polmonare); digestiva (gastrite, esofagite); neurologica (nevralgie intercostali, artrosi sterno-costali). La formulazione della diagnosi tiene conto dell’anamnesi dettagliata del dolore: qualità, durata, localizzazione, associazione con sforzo o meno, di un approfondito esame obiettivo, dell’esecuzione dell’elettrocardiogramma e del dosaggio degli enzimi cardiaci sierici.

3. Quali altri esami vengono eseguiti in caso di sospetto infarto miocardico acuto?
Per una diagnosi di infarto miocardico acuto, oltre al dolore toracico ed altri sintomi, sono necessari sia esami strumentali (elettrocardiogramma) che, in alcuni casi, di laboratorio. A tal proposito, gli esami più specifici sono il dosaggio delle troponine e della CK-MB, anche quando l’elettrocardiogramma risulta non informativo. In alcuni casi si esegue anche il dosaggio della CK totale e della mioglobina, anche se si tratta di esami meno specifici per l’infarto miocardico acuto.

4. Cosa fare se si sospetta di avere un attacco cardiaco in corso?
In caso di dolore toracico prolungato, che non scompare con il riposo, è necessario un intervento medico immediato; analogamente in caso di angina, quando i farmaci prescritti non sono sufficienti a far sparire il dolore.